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Aperitivo o apericena?

Di che parliamo quando parliamo di aperitivo, Happy Hour e apericena? La pausa che ci prendiamo con gli amici prima a fine giornata per un drink e uno stuzzichino è diventato un rito sociale a cui è impossibile sfuggire. Ma anche se in Italia l’aperitivo ha una lunga tradizione, le varianti “contemporanee” hanno finito per sostituire la cena.

Si sa, l’aperitivo è il momento che scandisce il fine giornata, è la pausa post-lavoro che precede la cena (più raramente il pranzo), in cui si consuma una drink alcolico o analcolico, per lo più accompagnata da stuzzichini salati, come olive, patatine, salatini, tartine ecc., tanto per favorire l’appetito.
Così come descritto, l’aperitivo ha una lunghissima tradizione. Tralasciando le varianti più antiche, potremmo la variante moderna nasce a Torino, quando nel 1786 Antonio Benedetto Carpano inventa il vermouth, un vino aromatizzato con china. Il grandissimo successo della nuova bevanda porta via via alla comparsa dell’Amaro Ramazzotti, del Martini e del Bitter Campari, e la pratica dell’aperitivo si diffonde in tutto il nord Italia.
E arriviamo al 1900: l’aperitivo a Milano si trasforma in una vera e propria moda. Si allungano le liste dei drink e degli stuzzichini, fino agli anni Ottanta in cui si importa la formula statunitense dell’Happy Hour.

Happy Hour? Apericena!

L’ora felice dell’Happy Hour è quella in cui al termine della giornata si può ordinare un alcolico, o altra bevanda, a prezzo fisso con una ricca o ricchissima offerta di cibo. Questa formula ha finito per sostituire molto spesso l’aperitivo tradizionale: se uno era nato per preparare alla cena, l’altro la sostituisce del tutto.
Si allungano le liste delle possibili bevande, così come quelle delle pietanze proposte: dalle bruschette ai piatti etnici, dalle ricette veg al sushi. Il nuovo stile di questi pasti più o meno frugali è dominato dal finger food: stuzzichini da gustare in un solo boccone senza utilizzare posate. Il formato mignon di questi gustosi stuzzichini non deve ingannarci: anche importanti chef si sono cimentati in specialità da gustare in un boccone.

E il brunch?

Nessuno ha avuto ancora il coraggio di chiamarlo aperipranzo, ma il brunch è proprio questo! Il termine brunch nasce fusione di breakfast e lunch, ed è l’evoluzione del pranzo domenicale targata USA: un pasto che viene servito generalmente tra le 11:00 e le 15:00 della domenica ed è composto da tutti gli elementi tipici di una colazione (dolce e salata, con bacon, uova, prosciutto ecc.), con l’aggiunta di carni fredde, salumi, verdure, formaggi, torte dolci o salate e frutta. Il tutto accompagnato da fiumi di caffè americano e generalmente un cocktail a scelta!